Il territorio della provincia di Verona è stato utilizzato, in particolare dalla seconda guerra mondiale in avanti, come una terra di nessuno, ovvero come un bene materiale inesauribile da sfruttare e dilapidare senza tener conto degli equilibri e delle relazioni fra superficie agraria, mondo vegetale e animale, presenza umana. Il risultato odierno è che la provincia di Verona si presenta totalmente deformata e privata della sua fisionomia naturale che costituiva la “materia prima” su cui poggiavano le attività economiche principali (l’agricoltura di qualità, il turismo culturale, i servizi da terziario avanzato).
Si è invece preferito alimentare il circolo vizioso del cemento e delle pavimentazioni che ha comportato un ininterrotto consumo di suolo con la continua apertura di cave di ghiaia, sabbia e marne per soddisfare le richieste di cemento e asfalti per nuove autostrade, le sistematiche speculazioni edilizie, la continua creazione di zone industriali incongrue senza nessuna pianificazione negoziata con il risultato di trasformare il territorio in una gruviera sterminata, dalla pianura del Basso Veronese fino alla Lessinia e a quelle che era un tempo la Valpolicella: si calcola che solo dagli anni ’60 del secolo scorso siano stati asportati complessivamente circa un miliardo di metri cubi di materiali a profitto delle imprese estrattive. Oggi la provincia di Verona è irrimediabilmente segnata e irrigidita da un reticolo di corridoi del cemento - l’asse multiplo autostradale Brescia-Verona-Vicenza, che tra poco sarà “arricchito” dall’ulteriore insormontabile barriera della linea ad alta velocità ferroviaria, con attorno la proliferazione “parassitaria” di una megalopoli industriale; lo sfregio viario della Valpolicella e l’urbanizzazione delle sue colline; la megalopoli di insediamenti produttivi su entrambi i lati della Transpolesana; la cancellazione della piana del Tasso e delle propaggini del sistema collinare morenico di Affi; la completa artificializzazione delle coste del Garda e l’eutrofizzazione crescente delle sue acque - che hanno stravolto irrimediabilmente il paesaggio agrario storico. Di conseguenza si è ridotta di 50.000 ettari la superficie agraria utilizzabile e per di più i residui terreni agricoli, a seguito del massiccio abuso di pesticidi e fertilizzanti, sono al limite della fertilità ridotti a ricettacolo di metalli che rende impermeabili i terreni, normali le inondazioni e le alluvioni, inquinata l’acqua per gli uomini e gli animali. A completare questo quadro di desolazione ambientale, alcune aziende agricole della Bassa (da Vigo di Legnago a Villabartolomea, da Albaredo ad Angiari) non hanno esitato ad impiegare i semi transgenici con ulteriore rischio per l’equilibrio delle specie vegetali e, ovviamente, per la salute degli uomini.
L’impegno prioritario deve essere la revisione degli strumenti autorizzativi di programmazione urbanistica cambiando radicalmente l’indirizzo e le previsioni del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale.
Le azioni immediate, tenuto conto delle competenze specifiche dell’Ente, partiranno innanzitutto dal pieno esercizio della politica ambientale con la costituzione del Parco Naturale del Monte Baldo anche previa l’intesa con la Provincia Autonoma di Trento e con la ridefinizione dei confini del Parco Regionale della Lessinia estendendone la superficie, in particolare, nei comuni di Erbezzo, Boscochiesanuova, Roverè Veronese, Selva di Progno.
No a qualsiasi ipotesi di “ritorno” del nucleare, con la localizzazione di una nuova centrale nelle Valli grandi veronesi. La Provincia di Verona dichiara il proprio territorio “denuclearizzato”, cioè indisponibile ad ogni installazione nucleare, civile o militare.
No al progetto Motor City - Autodromo del Veneto, che prevede la costruzione di un autodromo, un parco divertimenti, e strutture commerciali, residenziali e ricettive per un totale di 4.650.000 mq di cemento, tra Vigasio e Trevenzuolo, nella bassa pianura veronese.
Nell’ambito del settore cruciale della mobilità viene cancellata la previsione del Traforo delle Torricelle in comune di Verona (che l’Amministrazione Tosi vorrebbe realizzare) e la costruzione del nuovo ponte sull’Adige in direzione della Valpolicella.
Al contrario si favorirà l’attuazione della mobilità alternativa per le persone e le merci
a) con un intervento risolutivo, anche clamoroso, nei confronti del governo centrale per la conclusione urgente del raddoppio della linea ferroviaria Verona-Bologna;
b) con l’avvio concreto del programma di metropolitana leggera provinciale fondato sull’estensione della tramvia (già prevista dall’amministrazione comunale veronese) nel territorio dei comuni di S. Martino Buonalbergo e di S. Giovanni Lupatoto;
c) con la negoziazione intransigente con le Ferrovie dello Stato per il ripristino della piena funzionalità della linea ferroviaria Verona-Legnago;
d) con la contrattazione, anch’essa indilazionabile, con la Regione e il Ministero competente per il completamento dell’opera secolare del canale Tartaro-Fissero-Canalbianco di cui il porto di Torretta costituisca un’infrastruttura portante.